Il Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti, in base alla legge istitutiva (L.R. 19/5/2005, n. 5), è tenuto a :
1) promuovere e facilitare, anche attraverso azioni congiunte con soggetti pubblici e privati, l’inserimento lavorativo dipendente ed autonomo nonché il recupero culturale e sociale e la formazione scolastica ed universitaria delle persone private della libertà personale, incluse quelle che scontano la pena anche in forma alternativa nel territorio siciliano, intervenendo pure a sostegno della famiglia e dei figli minorenni; 2) vigilare perché venga garantito l’esercizio dei diritti fondamentali da parte dei detenuti e dei loro familiari, per quanto di competenza della Regione, degli enti locali e delle AUSL; 3) rivolgersi alle autorità competenti per eventuali informazioni, segnalando il mancato o inadeguato rispetto dei diritti; 4) promuovere iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dei diritti umani delle persone private della libertà personale, del loro recupero sociale e della umanizzazione della pena detentiva; 5) promuovere con le amministrazioni interessate protocolli d’intesa utili al migliore espletamento delle sue funzioni, anche attraverso visite ai luoghi di detenzione; 6) svolgere le sue funzioni in maniera indipendente; 7) a presentare , una volta l’anno, relazioni sulla sua attività all’ARS e al Presidente della Regione. Formula, facoltativamente, proposte all’ARS, alle Commissioni parlamentari ed al Presidente della Regione e può richiedere l’avvio di iniziative ed interventi per quanto di loro competenza; 8) esprimere pareri sui piani di formazione destinati ai detenuti o ex detenuti, nonchè sulle istanze presentate ai sensi della L.R. 16 del 19/8/1999 (attività produttive e reinserimento sociale).
Convegno: No alla pena di morte nel mondo, no al carcere afflittivo in Italia
Palermo, venerdì 27 novembre 2009 Ore 9.30 – 14.00
Sala Conferenze del sito presidenziale di Via Generale Magliocco, 46 90141 Palermo
PROGRAMMA CONVEGNO
9.30 – Inizio dei lavori
Introduce e presiede Sen. Dott. Salvo Fleres Coordinatore nazionale della Conferenza dei Garanti regionali dei diritti dei detenuti – Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sicilia
Saluti delle Autorità Regionali, Provinciali e Comunali Saluto del Dott. Orazio Faramo Provveditore regionale per la Sicilia del D.A.P.
Relazioni: “Sovraffollamento e possibili correttivi” Dott. Santi Consolo Vice Capo Dipartimento Amministrazione penitenziaria
“Problemi emergenti e proposte operative per un carcere umano” Prof. Adriana Tocco Garante diritti dei detenuti Regione Campania
Avv. Angiolo Marroni Garante diritti dei detenuti Regione Lazio
“Il ruolo dei Garanti a tutela della dignità della persona” Avv. Giuseppe Fortunato Componente collegio Autorità Garante protezione dati personali
Ore 11.00 – Coffee break
Ore 11.15 – Ripresa dei lavori “Autorità di garanzia e tutela dei diritti fondamentali” Avv. Samuele Animali Difensore civico regionale e Garante dei diritti dei detenuti della Regione Marche
“La pena di morte nel mondo” Presentazione del volume edito dal Garante diritti dei detenuti Regione Sicilia Avv. Lino Buscemi Dirigente dell’Ufficio del Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale – Regione Siciliana
“Carcere non afflittivo. Considerazioni intorno ad un ossimoro” Dott.ssa Patrizia Ciardiello Dirigente Ufficio del Garante delle persone limitate nella libertà. Provincia di Milano
“L’iniziativa della Regione Puglia per l’istituzione dell’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” On. Vittorio Salvatori Difensore civico del Comune di Foggia
“Come superare l’emergenza carceri” Avv. Desi Bruno Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Comune di Bologna Coordinatrice dei Garanti territoriali dei diritti delle persone private della libertà personale
Ore 12.30 – Dibattito
Ore 13.45 – Conclusioni Sen. Dott. Salvo Fleres Coordinatore nazionale della Conferenza dei Garanti regionali dei diritti dei detenuti – Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sicilia
Segreteria organizzativa: Garante Diritti fondamentali dei detenuti – Regione Siciliana Sede di Palermo : 091 7075420 – 7075422 – 7075488 fax 091 7075487 e- mail: info@garantedirittidetenutisicilia.it Sede di Catania : 334 600 21 78 – 334 600 21 76
Esposto al Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) sulla situazione delle carceri in Sicilia
Presentato a Catania, da Fleres e Buscemi i contenuti dell’esposto al Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) sulla situazione delle carceri in Sicilia.
L’esposto da loro elaborato e trasmesso al Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT- Strasburgo), relativamente alle condizioni delle carceri in Sicilia sotto il profilo del sovraffollamento, del trattamento dei detenuti, delle condizioni igienico-sanitarie, delle carenze di organico di personale amministrativo, di polizia penitenziaria e delle figure professionali quali mediatori culturali, psicologi e assistenti sociali. In particolare saranno evidenziati i gravissimi problemi che affliggono 7 Istituti di pena dei quali si chiede l’immediata chiusura.
“Detenuto per un minuto”: una cella virtuale sarà collocata nelle piazze di Enna, Palermo e Catania (rispettivamente il 14, il 21 e il 28 di novembre 2008 dalle ore 10 alle 17) per far vivere ai cittadini le vicissitudini cui soggiacciono i soggetti fermati e poi trasferiti negli istituti di pena.
Il Garante Sen. Fleres: scopo della manifestazione è quello di far conoscere, sia pure per un minuto, soprattutto ai giovani qual è la realtà carceraria e come si vivono i momenti riferiti al “fermo” e al “trasferimento” in una cella. “Detenuto per un minuto” è un progetto di educazione alla legalità e si inserisce nel più vasto programma di tutela e conoscenza dei diritti umani.
Prenderà il via nei prossimi giorni la manifestazione “Detenuto per un minuto”. In pratica attraverso l’allestimento di una struttura prefabbricata ( che comprende una cella e gli uffici di polizia giudiziaria e penitenziaria) che sarà collocata in un luogo pubblico, si intende far conoscere ai cittadini e soprattutto ai giovani, mediante un percorso virtuale, quali sono le vicissitudini cui soggiace una persona quando viene fermata e poi trasferita in un carcere. Con richiami visivi e sonori si determinerà anche, nei confronti dei visitatori, la convinzione di trovarsi davvero davanti agli operatori del carcere e dentro una cella di una qualsiasi prigione siciliana arredata secondo i regolamenti penitenziari vigenti.
“Detenuto per un minuto” sarà rappresentato a Enna il 14 novembre (cittadella Universitaria –Facoltà Scienze Politiche – Rettorato);
a Palermo il 21 di novembre sotto i portici di via Ruggero Settimo altezza Rinascente;
a Catania il 28 di novembre in piazza Università.
L’orario di accesso al pubblico è previsto dalle ore 10 alle ore 17.
Ai cittadini che visiteranno la cella virtuale verrà consegnato il manuale “L’ora d’aria”, edito dal Garante dei diritti fondamentali dei detenuti per la Regione Siciliana ed un attestato relativo alla loro partecipazione.
Prima di ogni inizio di manifestazione il Garante Sen. Salvo Fleres e il dirigente dell’Ufficio avv. Lino Buscemi, terranno una conferenza stampa per illustrare i contenuti dell’iniziativa.
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Relazione anno 2008 Attività svolta dal Garante
PREMESSA
La figura del Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale è stata istituita in Sicilia a seguito dell’entrata in vigore dell’articolo 33 della legge regionale 19 maggio 2005, n. 5. La normativa ha subito modifiche con l’approvazione dell’articolo 23, comma 5, dalla legge regionale 22 dicembre 2005, n.19 e con l’articolo 16, comma 1, lettera a), dalla legge regionale 6 febbraio 2008, n.1. Tali integrazioni non hanno modificato le competenze, nè l’organico, bensì la durata del mandato del Garante, inizialmente previsto in cinque anni e poi modificato in sette e la struttura dell’Ufficio.
Con Decreto del Presidente della Regione siciliana n.480/Serv.1°/S.G., del 3 agosto 2006, è stato nominato Garante per i diritti dei detenuti l’allora deputato regionale, On.le Salvo Fleres, con successivo Decreto del Presidente della Regione n.169/Serv.1°/S.G., del 26 aprile 2007, è stato istituito l’ufficio del Garante ed indicata la struttura il Dirigente e tutto il personale già interno alla Regione.
Ai sensi del comma 4, dell’articolo 33, della legge regionale 19 maggio 2005, n. 5, il Garante è tenuto a presentare, al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana ed al Presidente della Regione, una relazione sull’attività svolta.
Al di là della previsione normativa, la presente relazione, però, non vuole rappresentare soltanto un obbligo di legge, ma vuole, invece, essere un contributo alla conoscenza della condizione penitenziaria nel nostro Paese, con particolare riferimento alla Sicilia, ed è formulata, non tanto e non solo su quelle che sono le prescrizioni normative, che disciplinano questo delicato settore, quanto sulla loro reale e concreta attuazione nei 25 Istituti di pena per adulti, 4 Istituti per minori e un Ospedale Psichiatrico Giudiziario, presenti in Sicilia, che il Garante ha visitato più volte. Un dato ulteriore riguarda l’attuale numero complessivo di reclusi, che sono circa 6.750, a fronte di circa 4.700 agenti e personale di Polizia Penitenziaria.
Il contenuto di questa relazione, mette pertanto in evidenza la situazione carceraria siciliana, la realtà che vivono i soggetti ristretti, i loro familiari, il personale ministeriale e dell’Amministrazione penitenziaria ed i volontari. Il tutto, quindi, è frutto di incontri con quanti, a vario titolo, vivono direttamente o indirettamente all’interno del carcere e delle considerazioni che ne sono scaturite, nonché dei dati strutturali rilevati.
La figura del Garante dei diritti dei detenuti, nell’attuale contesto sociale e giudiziario, ha uno scopo fondamentale, che è quello di affermare il rispetto della nostra Costituzione, in materia di modalità di esecuzione della pena e di concreta funzione riabilitante della stessa.
La situazione carceraria necessita di una particolare attenzione. Infatti, non è pensabile che, in un Paese civile, le strutture carcerarie non siano in grado, per problemi organizzativi e, soprattutto, per il sovraffollamento, di garantire l’attuazione del terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione, secondo cui: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato», tuttavia la realtà è quella che descriveremo e non è certamente la migliore possibile.
La situazione siciliana, in particolare, si presenta assai problematica. Come precedentemente detto, nella nostra Regione hanno sede 30 Istituti di pena di varia natura, molti dei quali strutturalmente inadeguati, tant’è che in alcuni di essi mancano persino i requisiti minimi stabiliti dalla Commissione europea contro la tortura ed i trattamenti inumani e degradanti.
Inoltre, senza voler negare o sottovalutare il ruolo che svolgono sia l’Amministrazione penitenziaria, sia i Magistrati di Sorveglianza, è bene dire che è necessario individuare nuove forme di controllo della legalità nei luoghi di detenzione e pensare ad una diversa formulazione del concetto stesso di pena, che in ogni caso non può essere afflittiva.
Infine, occorre ricordare che, secondo il dettato costituzionale, il detenuto perde la libertà di movimento ma non i propri diritti fondamentali, come il diritto alla salute o all’istruzione, quindi, in tale ambito, è necessario pensare, come in parte è già stato fatto, ad interventi del Garante volti ad assicurare la partecipazione alla vita civile dei soggetti detenuti.
Sommariamente sono questi i compiti del Garante siciliano e di quelli istituiti nel territorio della Repubblica, (solo quattro grandi regioni su venti, alcune province e comuni) i quali, ogni giorno, si scontrano con tutta una serie di problematiche non sempre di facile soluzione ma che, comunque, è necessario affrontare e risolvere.
Quanto detto sia per rispettare il dettato costituzionale e l’Ordinamento Penitenziario, sia per adempiere ai trattati internazionali in materia di detenzione, sia per migliorare la sicurezza della nostra società, che deve assolutamente puntare al recupero, sia per motivi umanitari, sia per motivi economici.
Proprio in virtù delle numerose questioni da prendere in considerazione, i Garanti regionali hanno recentemente intensificato contatti e collaborazioni ed a tal fine è stata istituita la Conferenza nazionale dei Garanti regionali dei diritti dei detenuti.
L’organismo è nato a gennaio di quest’anno, per volontà degli allora unici due Garanti regionali, cioè quello del Lazio e quello della Sicilia, ma successivamente è stata integrata dalla partecipazione del Garante della Campania e, ultimamente, da quello delle Marche.
Sul trasferimento della Sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale
PROT. N. 2461 DEL 7 novembre 2008
OGGETTO: Riscontro nota 5688/GAB del 8/10/2008 – Applicazione in Sicilia del DPCM 1/4/2008 in materia di sanità penitenziaria. Trasferimento al SSN di funzioni sanitarie, personale, risorse ed attrezzature.
All’Assessore regionale alla Sanità
Ufficio di Gabinetto
e, p.c. All’On Presidente della
Regione siciliana
LORO SEDE
Si riscontra la nota in oggetto indicata e si esprime perplessità in ordine alle conclusioni cui perviene codesto Assessorato per quanto concerne il recepimento, nella nostra Regione, del DPCM 1/4/2008, in quanto sembra escludersi a priori ogni iniziativa di carattere amministrativo, tenuto conto dei tempi e della necessità di tutelare il diritto alla salute dei detenuti e i diritti del personale sanitario e paramedico.
Proprio oggi, nel corso di una riunione, alla quale ho partecipato unitamente al Provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, Dott. Orazio Faramo, ho appreso una notizia che mi preoccupa non poco.
Il Dott, Faramo, nelle sue responsabilità, ha comunicato che dal 1 gennaio 2009 l’Amministrazione Penitenziaria, non si occuperà più dell’assistenza sanitaria penitenziaria in tutte le Regioni a Statuto speciale. Non oso pensare cosa succederà in Sicilia qualora si dovesse arrivare davvero alle conclusioni che sono state comunicate.
Nel ribadire, dunque, l’importanza dell’argomento chiedo l’immediato intervento di codesto Assessorato per una definizione urgente delle problematiche della sanità penitenziaria.
Considerato che le carceri siciliane, in misura maggiore rispetto a quelle delle altre Regioni, sono sovraffollate e con problemi sanitari assai rilevanti, avverto la drammaticità del momento e penso che nessuno si possa sottrarre o sfuggire alle responsabilità che ne deriverebbero, per la Regione e per i suoi rappresentanti, qualora si venisse a determinare un “vuoto” operativo su una questione, ripeto, importantissima e di una certa valenza per i soggetti coinvolti.
Nel ringraziare per la cortese attenzione, si resta in attesa delle conseguenziali urgenti decisioni.
Distinti saluti
IL GARANTE
(Sen. Salvo Fleres)
Fleres scrive al Ministro Alfano sulla situazione nella Casa Circondariale Ucciardone di Palermo
OGGETTO: Situazione Casa Circondariale Ucciardone di Palermo
Al Sig. Ministro della Giustizia
On.le Angelino Alfano
Via Arenula 70
ROMA
Egr. Sig. Ministro,
con una mia scorsa lettera in data 20 maggio u.s. avevo sottolineato la particolare situazione in cui versano gli istituti penitenziari aventi sede in Sicilia.
I 5.800 ristretti alla data del 20 maggio sono aumentati, così come è mutata la situazione nelle strutture. Infatti, se prima era stato posto l’accento sull’inadeguatezza delle stesse, oggi, purtroppo, si aggiungono anche notevoli carenze igieniche, dovute, prevalentemente, all’assenza di personale.
Ho verificato di persona, recandomi presso tutte le strutture, lo stato in cui versano molte di queste e, posso affermare che, l’unica strada percorribile per garantire la dignità dei detenuti e del personale, è solo quella della loro chiusura.
Mi riferisco all’Ucciardone di Palermo, Piazza Lanza di Catania, Favignana (TP), Mistretta (ME), Marsala (TP) e Nicosia (EN). Così come è stata più volte sollecitata l’apertura delle carceri di Noto, Villalba e di Gela, da tempo ultimate e mai utilizzate.
A conferma di quanto appena esposto, negli ultimi giorni l’Ucciardone, pare per carenze igieniche, è stato invaso dalle pulci, ed infatti sono stati sospesi i colloqui con i familiari dei detenuti. Il fatto ha ovviamente scatenato una rivolta.
Questo significa che la situazione è ormai al collasso, considerato che da ciò si presuppone che le predette carenze igieniche siano presenti anche nelle celle e nei locali destinati alla socialità.
Inoltre, il contenuto delle ultime lettere ricevute, proprio dall’Ucciardone, mi evidenziano il peggioramento della situazione. Si lamenta l’assenza di acqua calda, dovuta ad un guasto della caldaia, avvenuto questa estate e non ancora riparato; la chiusura di reparti a causa del crollo dei tetti; l’impossibilità di recarsi nei bagni dei passeggi perché impraticabili; l’assenza di qualsivoglia attività di reinserimento. In pratica, malgrado la buona volontà di tanti, si vive in costante stato di emergenza.
Sono a conoscenza del fatto che è prevista una ristrutturazione della sezione 8° dell’Istituto, ma non è più sufficiente prevedere, sulla scorta di asettici progetti redatti da funzionari ministeriali, semplici ampliamenti strutturali, utili soltanto per tamponare un’emergenza.
Nei prossimi giorni mi recherò, ancora una volta, presso la C.C. Ucciardone, mi farebbe piacere poter effettuare questa visita insieme alla S.V. affichè, possa constatare quanto accade al suo interno e come un progetto, seppur predisposto a regola d’arte, non possa garantire l’espiazione di una pena secondo quanto disposto dalla Costituzione.
IL GARANTE
(Sen. Salvo Fleres)
Lettera di Salvo Fleres al Ministro Alfano sulle carceri in Sicilia
Caro Ministro,
nell’imminenza dell’emanazione di appositi provvedimenti legislativi e amministrativi nel settore della giustizia e dell’ordine pubblico, penso che sia di qualche utilità portare a Sua conoscenza dati e condizioni attuali riferiti alla situazione carceraria siciliana, nonché le problematiche su cui sarebbe opportuno porre attenzione, l’una e le altre non dissimili da quelle del resto del Paese. Ciò al fine di rendere possibile l’attuazione dell’art. 27 della Costituzione, circa il valore rieducativo e non afflittivo della pena e per consentire il reinserimento sociale del recluso.
Come Ella ben sa, in Sicilia, le 27 strutture penitenziarie esistenti (al netto di alcune sezioni chiuse) possono ospitare non più di 4.063 detenuti (capienza regolamentare). Alla data odierna risultano ristretti quasi 5.800 soggetti, a fronte di una capienza tollerabile di 5.954 posti. Il quadro complessivo che ne deriva è davvero preoccupante e, senza voler esagerare, si può dire che si è vicini al collasso, soprattutto se si tiene conto che i detenuti dell’Isola sono, addirittura, più numerosi di quelli che erano ristretti prima dell’ultimo indulto.
Se a tutto ciò si aggiunge la paventata “immissione” nelle carceri di soggetti che possono essere arrestati per violazione di alcune nuove norme che sono in cantiere (oggetto della discussione politico-parlamentare in atto), con riguardo alla popolazione clandestina extracomunitaria e non, temo che il sovraffollamento potrà assumere contorni drammatici, con evidente violazione dei più elementari diritti umani, a causa del conseguente trattamento degradante più grave di quello che, sia pure in maniera episodica, registriamo in questi ultimi tempi in non poche strutture siciliane.
Cosa fare? In funzione dell’attività istituzionale svolta e sulla base della conoscenza delle problematiche che affliggono il mondo carcerario, mi permetto di suggerire alcuni spunti per interventi di natura legislativa, amministrativa ed organizzativa:
1. chiusura, data la loro fatiscenza e l’assenza dei requisiti minimi stabiliti anche dalla Commissione europea contro la tortura e il trattamento degradante, con un provvedimento d’urgenza, del carcere Ucciardone di Palermo e di quello di piazza Lanza di Catania, nonché di quelli di Marsala e di Termini Imprese e contestuale rimozione degli ostacoli che impediscono l’apertura delle carceri di Noto e Gela.
2. potenziamento degli esistenti istituti penitenziari più efficienti con dotazione di impianti adeguati e, soprattutto, progettazione e realizzazione di due mega-strutture (una nella Sicilia occidentale e l’altra in quella orientale), anche al fine di sopprimere carceri di piccole dimensioni (ad es. Mistretta, San Cataldo, Modica, ecc.) che non garantiscono alcun trattamento rieducativo e di reinserimento sociale, né consentono economie di scala indispensabili per contenere i costi di gestione. In tal senso, sarebbe opportuno valutare la possibilità di attivare progetti di finanza in grado di liberare i centri urbani dalla presenza di carceri, ma anche di realizzare nuovi istituti senza costi diretti per lo Stato.
3. adeguamento dei contingenti di Polizia penitenziaria in servizio presso gli Istituti di pena, al fine di poter fronteggiare correttamente i sempre più crescenti carichi di lavoro.
4. maggiore ricorso alle pene alternative per alcuni crimini non violenti, privilegiando il lavoro presso i servizi sociali e/o l’applicazione di severe sanzioni amministrative.
5. previsione di percorsi lavorativi e di reinserimento sociale dei detenuti in carcere e di quelli che usufruiscono di pene alternative, “premiando” coloro che intendono realmente redimersi e seguire un percorso di legalità. Recentemente l’Amministrazione penitenziaria ha “certificato” che è bassissima la percentuale di detenuti che, usufruendo di benefici e di un effettivo e serio programma lavorativo e di reinserimento, ritornano a delinquere. Mentre è percentualmente alta (85%) la recidiva commessa dai soggetti abbandonati a se stessi e senza alcuna assistenza dentro e fuori il carcere. In questo senso, il Parlamento della Repubblica potrebbe discutere alcune proposte di legge (di cui una a mia firma) riguardanti “Interventi a favore di attività lavorative autonome da parte dei detenuti in espiazione di pena”, che riprendono i contenuti della legge regionale siciliana 16 agosto 1999, n. 16, che ha dato positivi risultati. Inoltre, l’istituzione, per legge, del Garante nazionale dei diritti fondamentali dei detenuti favorirebbe notevolmente i processi di umanizzazione del carcere, la trasparenza e la pubblicità degli interventi pubblici a tutela dei diritti e della dignità di chi ha violato la legge, l’effettiva esecuzione della pena non in termini afflittivi, ma nel senso moderno del termine e cioè come momento di recupero del recluso per un suo necessario reinserimento nel consorzio civile. Senza considerare l’indubbia e leale collaborazione fra un organo terzo e l’Amministrazione penitenziaria, che favorirebbe la soluzione di talune problematiche, anche di antica data, per collocare i nostri penitenziari all’interno di standard europei ed in linea con la giurisprudenza e il diritto penitenziario e penale più avanzato.
6. superamento, nel quadro delle azioni di recupero alla legalità, dell’endemica carenza di educatori, psicologi, assistenti sociali e, a causa della crescita di popolazione detenuta extracomunitaria, di mediatori culturali. Così come sarebbe opportuno prevedere corsi di aggiornamento professionale in grado di fornire agli operatori di polizia penitenziaria una adeguata conoscenza degli elementi di base riguardanti le relazioni interpersonali.
7. riconsiderazione dell’istituto della carcerazione preventiva, non per determinare ambiti di intangibilità, bensì per prevenire eventuali errori che aggraverebbero il sovraffollamento delle carceri, nonché per evitare processi troppo lunghi.
8. valorizzazione del ruolo delle associazioni di volontariato delle cooperative sociali per creare un effettivo e positivo raccordo tra società e carcere, senza il quale l’azione di recupero sociale può davvero essere compromessa.
9. potenziamento dei servizi sanitari inframurari e snellimento del ricorso alle prestazioni sanitarie specialistiche esterne, la cui lentezza ha spesso provocato il decesso di detenuti, perfezionando il rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale, già avviato con un recente provvedimento ministeriale.
10. miglioramento dell’istruzione e della cultura, principalmente a livello professionale medio superiore e accademico, all’interno delle carceri, con particolare riferimento non solo ai reclusi italiani ma, soprattutto, a quelli stranieri, spesso del tutto privi degli strumenti conoscitivi necessari a comprendere la loro condizione detentiva, nonché le procedure previste dal nostro ordinamento.
Caro Ministro, queste in sintesi sono alcune delle proposte e riflessioni che spero possano essere oggetto di un prossimo incontro, anche con i rappresentanti della Conferenza nazionale dei garanti regionali dei detenuti per quanto concerne, più in generale, le problematiche relative a tutta la situazione carceraria italiana. Per quanto riguarda invece la situazione siciliana, emblematica ma non dissimile da quella del resto del Paese, questa presenta aspetti di complessità che è necessario affrontare tempestivamente e con decisione.
Caro Ministro, la situazione della giustizia e dell’ordine pubblico nel nostro Paese rendono urgenti alcuni provvedimenti che assicurino tempestività e rigore nell’azione penale. Ciò, tuttavia, non può prevaricare il dettato costituzionale secondo il quale l’esecuzione della pena è inscindibile dalla rieducazione e dal reinserimento sociale. Uno Stato è forte quando sconfigge la devianza, dimostrando in ogni momento, anche quando condanna, di saper essere al fianco di chi ha sbagliato non per perdonarlo, né per tenere atteggiamenti solidaristici all’impronta di un pericoloso buonismo, bensì per sottrarlo alla sponda del crimine che utilizza anche gli errati o inadeguati comportamenti dello Stato per arruolare e sostenere i criminali.
Non penso, dunque, né a provvedimenti svuota carceri che, come abbiamo visto, sono assolutamente inefficaci, né a trasformare, ma sarebbe molto difficile, le carceri in alberghi a cinque stelle. Penso soltanto che sia giusto garantire dignità alla pena e costruire un percorso intramurario che non riconduca in carcere il detenuto dopo un periodo più o meno breve di libertà, ma che lo riconquisti alla legalità ed al lavoro, creando così un circuito virtuoso, in assenza del quale, tra l’altro, lo Stato continuerà a spendere circa centomila euro l’anno per ogni recluso, mantenendo basso il livello complessivo di sicurezza sociale.
Avendo già potuto prendere atto della Sua precisa volontà politica di operare con fermezza e speditezza, resto a Sua disposizione per quanto potrà essere necessario.
La ringrazio per l’attenzione e Le porgo i miei più cordiali saluti.
Palermo, lì 20 maggio 2008
Sen. Salvo Fleres
Garante per la Sicilia dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale e Vice coordinatore nazionale della Conferenza dei garanti regionali dei diritti dei detenuti
Lettera al Ministro Alfano: Tematiche carcerarie. Assegnazione e trasferimenti detenuti.
Ill.mo On. Dott. Angelino Alfano
Ministro della Giustizia
Via Arenula,70
00186
ROMA
Oggetto: Tematiche carcerarie. Assegnazione e trasferimenti detenuti.
Illustrissimo Signor Ministro,
come Lei sa, con Legge Regionale 19 maggio 2005, n.5, art. 33 della Regione Siciliana, è stata istituita in Sicilia la figura del Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e il loro reinserimento sociale.
In questi anni di attività, durante le visite negli istituti penitenziari dell’isola e soprattutto attraverso la corrispondenza che l’Ufficio riceve da parte dei detenuti, si è evidenziata tra le altre, una incoerente applicazione dell’Ordinamento Penitenziario relativamente all’assegnazione dei detenuti negli istituti di pena.
L’art.42 dell’Ordinamento Penitenziario, e la stessa Costituzione Italiana nel contesto della umanizzazione della pena e del reinserimento sociale dei detenuti, prevede che i cittadini reclusi vengano assegnati in Istituti di pena che favoriscano, per la vicinanza con il luogo di residenza dei familiari, il rapporto con questi ultimi.
Pur nella considerazione dell’applicazione dell’art. 41 bis O.P. che prevede forme più severe di esecuzione della pena per reclusi particolarmente pericolosi, risultano moltissime assegnazioni di detenuti comuni e comunque non rientranti nel regime dell’art. 41 bis O.P., in istituti di pena molto distanti dal luogo di residenza dei familiari, a volte nei punti estremi della penisola.
Registriamo infatti numerose richieste di trasferimento verso la Sicilia che provengono da siciliani reclusi in altre regioni e, di contro, la richiesta di tanti reclusi negli istituti siciliani che chiedono il trasferimento verso altre regioni.
Inoltre, le stesse richieste si registrano per trasferimenti all’interno del territorio siciliano, fatte nel tentativo legittimo dei detenuti di avvicinarsi alle loro famiglie.
La distanza dalla residenza dell’Istituto di detenzione incide infatti non solo sulla vita del recluso, ma in quella quotidiana delle famiglie; non è secondario l’aspetto economico per gli spostamenti settimanali di interi nuclei familiari, per fruire del colloquio.
Non sfugge alla S.V. Ill.ma, come un congruo numero di famiglie interessate non abbia redditi cospicui, per il quale, ad esempio, una trasferta settimanale da Catania a Palermo, incide solo per il viaggio per almeno 50 euro, per un totale di 200-250 euro al mese, ovvero una cifra assolutamente non affrontabile per molti familiari di detenuti.
Inoltre, in questa circostanza, la distanza dalla residenza comporta che i familiari debbano perdere una giornata lavorativa per effettuare il colloquio, impedendo – soprattutto a quelli che non godono di ferie (si pensi alle collaboratrici domestiche, a chi fa assistenza agli anziani,…) – di usufruire del diritto di mantenere un contatto affettivo con il detenuto.
Sono certo che anche la S.V. Ill.ma, riconosca nella giusta espiazione della pena uno dei cardini dell’ordinamento democratico e civile e che consideri questa prassi di assegnazione “casuale”, se non una vessazione verso i detenuti (e soprattutto verso i loro familiari che non sono colpevoli di nessun reato per meritare di non vedere il loro coniuge, padre, o figlio), almeno una illogica consuetudine che ritarda e a volte impedisce un più facile percorso per l’abbandono del circuito criminale e il reinserimento nella società.
Lo Stato non ha alcun interesse a dimostrarsi incattivito e vendicativo verso chi delinque, ha invece tutto l’interesse a mostrarsi severo e giusto, ossequioso per primo delle proprie leggi, e rigoroso nell’applicazione.
Infine, per quanto possa sembrare pleonastico, si evidenzia quanto la detenzione rappresenta una opportunità per lo Stato e la società che devono sapere cogliere l’occasione per favorire qualsiasi percorso di recupero alla legalità di risocializzazione. In questa visione il rapporto affettivo con i propri familiari risulta se non fondamentale, sicuramente importante.
Pertanto Le chiedo di volere intervenire affinché si attui una importante ri-assegnazione collettiva dei detenuti, rispettando l’art.42 dell’O.P. e favorendo ogni singola assegnazione presso l’Istituto più vicino al luogo di residenza delle loro famiglie.
Assolutamente certo che la S.V. Ill.ma saprà cogliere l’importanza della richiesta, rinnovo la disponibilità istituzionale e personale a collaborare con la V.S. e i Suoi uffici per una immediata soluzione della questione.
“Prendilo e portalo nel canile”. Non è un invito perentorio rivolto al cane Bobby ma un ordine che si sente spesso dentro un carcere, dove per canile s'intende :”la camera di attesa prima dell'assegnazione della cella”. Lì dove il cellulare è “il mezzo di trasporto per le traduzioni e i trasferimenti dei detenuti” e non il telefonino di ultima generazione. O ancora i ferri sono “le manette o schiavettoni per serrare i polsi”, lo scopino “è il detenuto addetto alle pulizie”, o lo spesino è quello incaricato di “raccogliere le richieste di acquisto degli altri detenuti”. Termini a noi sconosciuti ma che fanno parte del vita quotidiana di chi finisce in carcere. E così in Sicilia, sì nella Sicilia dei pizzini di Bernardo Provenzano, il Garante dei Diritti dei Detenuti, Salvo Fleres, Deputato Regionale e Giornalista, Lino Buscemi, Dirigente dell'Ufficio, avvocato e docente di comunicazione pubblica, Paolo Garofalo, funzionario regionale, hanno pubblicato “L'ora d'aria” un vademecum ben fatto, tascabile ed utile, stampato a spese della Regione Sicilia e distribuito a tutti i detenuti “residenti” nell'isola. Lino Buscemi, Consigliere Nazionale dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica come il sottoscritto, me lo ha consegnato a Bologna al Compa, il Salone Europeo della Comunicazione Istituzionale.
“E' stato un lavoro pazzesco – mi ha raccontato – ma sono contento perchè è un lavoro utile”. Un volumetto ben fatto per chi sta dentro e per chi sta fuori ma non riesce a capire come vive chi sta dentro. Un atto di civiltà dell'informazione e della comunicazione che parte da una regione, quella in cui ho avuto l'onore di nascere (per alcuni è un grande limite), è che è l'emblema nel mondo della criminalità organizzata, ma è anche una terra che ha dato alla luce un paio di Premi Nobel, Pirandello e Quasimodo, e tante brave persone non sottomesse e allienate. Ma torniamo a questo “Vademecum sulla vita penitenziaria”. Comprende nella prima parte, le origini storiche ed i significati della vita detentiva; nella seconda, la carcerazione; nella terza la vita nell'Istituto di pena; nella quarta, le pene alternative; nella quinta, un focus per i detenuti stranieri; nella sesta, la terminologia penitenziaria; nella settima, l'appendice legislativa; nell'ottava, i consigli utili; nella nona, gli indirizzi utili ed i siti internet. Un risposta forte a chi ha dimenticato l'articolo 27 della Costituzione Italiana che recita testualmente, nel quarto comma: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
La copertina del libro
Un libro che si occupa delle difficoltà del detenuto durante la detenzione ma anche di quello che accade dopo. Dice Fleres: “un detenuto che abbia finito di scontare la sua pena e che sia tornato in libertà in un contesto sociale nel quale il reperimento di un lavoro è già difficile, anche per chi non deve portare il peso aggiuntivo della fortissima diffidenza che quasi sempre accompagna un ex galeotto, rischia di restare un disoccupato permanente, anche se provvisto della migliore buona volontà”. Ci viene da dire un grazie sincero ai tre autori di questa piccola opera. Per noi “uomini e donne libere”, parole, leggi, abitudini penitenziarie sarebbere rimaste sconosciute. Ad esempio mai avremmo capito che bilancetta è “il piccolo armadio della cella. Ogni detenuto ne ha assegnata una” o che gli internati sono i “soggetti sottoposti a miseure di sicurezza detentiva”. “Abbiamo voluto aprire – mi ha sussurrato ancora Lino Buscemi – il carcere a chi sta fuori”. E dobbiamo ammettere che i tre autori ci sono riusciti. Del resto come scrive autocitandosi Salvo Fleres: “Chi ha commesso un crimine è condannato a scontare la propria pena con la privazione della libertà, giammai della dignità”.
francesco@francescopira.it
Incontro del Garante con i difensori civici provinciali e comunali della Sicilia
Comunicato stampa
Il Garante regionale dei diritti fondamentali dei detenuti
incontra i difensori civici provinciali e comunali della Sicilia.
Palermo mercoledì 12 dicembre 2007
Il Garante regionale per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale, On. Salvo Fleres, incontra i difensori civici provinciali e comunali dell’Isola.
La riunione avrà luogo a Palermo mercoledì 12 dicembre 2007 (inizio lavori 0re 10 ) presso il Salone delle riunioni del Dipartimento del Personale della Regione Sicilia (Viale regione siciliana 2226 – piano terra), ed è finalizzata ad individuare azioni e percorsi comuni fra il Garante e difensori civici a tutela dei diritti fondamentali dei detenuti (adulti e minori, comunitari ed extra comunitari) e per il loro reinserimento sociale.
Durante i lavori sarà presentato il vademecum dei diritti dei detenuti “l’Ora d’Aria” pubblicato a cura dell’Ufficio del Garante;
Interverranno con proprie relazioni il Commissario regionale ANDCI Avv. Mario Accardi, il Difensore civico di S. Giovanni Gemini Dott.ssa Stefania Virga, il Difensore civico provinciale di Messina Avv. Giovanni Mazzù; Il Dirigente dell’Ufficio del Garante nonché Presidente nazionale del Comitato scientifico ANDCI Avv. Prof. Lino Buscemi; Concluderà dopo il dibattito, l’On. Salvo Fleres Deputato regionale e Garante dei diritti fondamentali dei detenuti.
Sono stati invitati ai lavori: il Provveditore regionale della Amministrazione penitenziaria Dott. Orazio Faramo; il Console generale Regno del Marocco a Palermo Dott. Youssef Balla; l’Avv. Sergio Russo esperto di diritto minorile; i Direttori di tutti gli Istituti di pena della Sicilia; le Associazioni del volontariato.
L'amnistia e il Decreto del Ministro della Giustizia Severino. Intervista al Garante dei detenuti della Sicilia Salvo Fleres
RADIO radicale 3 gennaio - ore 12:36 - Lanfranc...
Ai Sigg.ri Garanti dei diritti dei detenuti
Illustri Colleghi,
In collaborazione con la sezione catanese dell’Associazione Nazionale Forense, stiamo per completare la stes...
Il Garante dei Diritti dei detenuti della Sicilia, Sen. Salvo Fleres, ha inviato una nota al direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Dott. Franco Ionta, con la quale...
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